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La Cattedrale di Acqui Terme

Acqui Terme ha qualcosa di strano e affascinante. Si cammina per il centro, si gira un angolo, e all'improvviso ci si ritrova di fronte a una fontana da cui si alza del vapore. Non è un effetto speciale, non è un'installazione artistica: è acqua vera, solforosa, salata, brominata e ricca di iodio, nel mezzo della piazza, a una temperatura di 74 gradi Celsius. È una delle poche città al mondo in cui una sorgente termale naturale si trova letteralmente nel centro storico, accessibile a tutti, in qualsiasi momento. Stiamo parlando della Bollente.

L'edificio che ospita la sorgente è un piccolo tempio ottagonale in stile eclettico, progettato dall'architetto Giovanni Cerruti e inaugurato nel 1879. Elegante e solido, ha l'aspetto di un monumento ottocentesco che respira una storia ricca. Al centro della sorgente scorrono non meno di 560 litri d'acqua al minuto — una portata notevole che ha rifornito per secoli le terme della città e ancora oggi attira visitatori curiosi da lontano. Proprio accanto si erge la Torre dell'Orologio Civico, soprannominata la torre senza fondamenta perché, incredibilmente, poggia sulle case circostanti e non sul suolo. Fu costruita nel 1763 sulle fondamenta di un vecchio portone nelle mura medievali della città e si erge orgogliosa accanto alla sorgente ancora oggi, quasi come una sentinella.

Le radici di questo luogo risalgono molto più indietro del XIX secolo. Acqui era già conosciuta e frequentata in epoca romana, quando le acque termali avevano un riconosciuto valore terapeutico e le terme erano luoghi di incontro. In Via Saracco, la strada che conduce a Piazza della Bollente, sotto i vecchi portici, si possono ancora vedere i resti di un pavimento musivo di quel periodo, scoperto nel XIX secolo. Scavi successivi hanno portato alla luce i resti di una vasca romana, una fontana, altri edifici e persino l'antico ospedale di Sant'Antonio Abate in Balneas. Un pezzo di città sepolta, scoperto per caso, che dimostra come questo angolo del Piemonte fosse già un luogo di cura e di passaggio.

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Acqui Terme ha qualcosa di strano e affascinante. Si cammina per il centro, si gira un angolo, e all'improvviso ci si ritrova di fronte a una fontana da cui si alza del vapore. Non è un effetto speciale, non è un'installazione artistica: è acqua vera, solforosa, salata, brominata e ricca di iodio, nel mezzo della piazza, a una temperatura di 74 gradi Celsius. È una delle poche città al mondo in cui una sorgente termale naturale si trova letteralmente nel centro storico, accessibile a tutti, in qualsiasi momento. Stiamo parlando della Bollente.

L'edificio che ospita la sorgente è un piccolo tempio ottagonale in stile eclettico, progettato dall'architetto Giovanni Cerruti e inaugurato nel 1879. Elegante e solido, ha l'aspetto di un monumento ottocentesco che respira una storia ricca. Al centro della sorgente scorrono non meno di 560 litri d'acqua al minuto — una portata notevole che ha rifornito per secoli le terme della città e ancora oggi attira visitatori curiosi da lontano. Proprio accanto si erge la Torre dell'Orologio Civico, soprannominata la torre senza fondamenta perché, incredibilmente, poggia sulle case circostanti e non sul suolo. Fu costruita nel 1763 sulle fondamenta di un vecchio portone nelle mura medievali della città e si erge orgogliosa accanto alla sorgente ancora oggi, quasi come una sentinella.

Le radici di questo luogo risalgono molto più indietro del XIX secolo. Acqui era già conosciuta e frequentata in epoca romana, quando le acque termali avevano un riconosciuto valore terapeutico e le terme erano luoghi di incontro. In Via Saracco, la strada che conduce a Piazza della Bollente, sotto i vecchi portici, si possono ancora vedere i resti di un pavimento musivo di quel periodo, scoperto nel XIX secolo. Scavi successivi hanno portato alla luce i resti di una vasca romana, una fontana, altri edifici e persino l'antico ospedale di Sant'Antonio Abate in Balneas. Un pezzo di città sepolta, scoperto per caso, che dimostra come questo angolo del Piemonte fosse già un luogo di cura e di passaggio.

L'acqua della Bollente è molto più di uno spettacolo visivo. La sua composizione chimica, ricca di zolfo, bromo e iodio, la rende particolarmente efficace nel trattamento di varie patologie. Nelle terme di Acqui viene utilizzata principalmente per le affezioni respiratorie, ma anche per reumatismi, artriti e malattie della pelle. I fanghi termali, preparati mescolando l'acqua della sorgente con argille selezionate, completano l'offerta terapeutica della città. Nel bacino sotterraneo, prima che si mescoli con l'acqua superficiale, la temperatura può raggiungere i 120 gradi Celsius: un dettaglio che dà un'idea dell'energia sotto i piedi di chi passeggia tranquillamente per il centro di Acqui.

La leggenda dello sgaientò: i neonati bruciati

Nel corso dei secoli, la Bollente ha svolto anche un distinto ruolo folcloristico. Secondo la leggenda, i neonati di Acqui venivano portati alla sorgente subito dopo la nascita e immersi brevemente nell'acqua bollente. Chi sopravviveva — e probabilmente sopravvivevano tutti, dato che si trattava solo di un momento — riceveva il titolo di sgaiento, che in dialetto acquese significa bruciato. Una tradizione bizzarra, che oggi suona quasi crudele, ma che mostra quanto centrale fosse questo luogo nella vita e nell'immaginario collettivo della comunità. Un rituale di passaggio legato all'acqua, come se la città stessa dovesse riconoscere i propri figli attraverso la sua risorsa più preziosa.

C'era un'altra figura storica legata alla Bollente che oggi quasi nessuno ricorda: il brentau. Era responsabile del trasporto della brenta, un contenitore metallico zincato riempito di acqua calda direttamente dalla sorgente, nelle case degli abitanti di Acqui. Prima dell'avvento dei moderni sistemi di riscaldamento, si trattava di un servizio indispensabile, e chi trasportava la brenta ne traeva il sostentamento. La brenta aveva un puntale in cima, la cosiddetta broca, che serviva come indicatore della quantità d'acqua trasportata: fino a 50 litri potevano essere portati per carico, un peso considerevole. I brentau erano figure ben note in città, spesso riconoscibili dai loro soprannomi. Uno dei più famosi era Caudren. E alcuni anziani di Acqui ricordano ancora una brentau donna, una figura così profondamente radicata nell'immaginario locale da comparire persino sulle cartoline della città.

Oggi si vedono le bottiglie dell'acqua della Brenta quasi esclusivamente nei mercati dell'antiquariato o durante uno degli eventi più attesi dell'anno: il Palio del Brentau, che si svolge ogni settembre ad Acqui Terme. È una vera e propria competizione, con partecipanti in costume, in cui i concorrenti si sfidano a trasportare l'acqua dalla sorgente. Vince chi riesce a portare più acqua nel tempo stabilito. Sembra semplice, ma con 50 litri sulla schiena diventa tutta un'altra storia. È uno di quei momenti in cui una città sceglie di non dimenticare, di mantenere viva una memoria che altrimenti svanirebbe completamente tra le generazioni.

Perché vale la pena fermarsi

La Bollente è, in breve, il simbolo di una città che ha costruito la propria identità intorno all'acqua, alla guarigione e alla tradizione. Una sorgente che ha visto passare romani, abitanti medievali, visitatori ottocenteschi e turisti contemporanei, che ha alimentato terme, rifornito d'acqua le case, alimentato leggende e ispirato rituali. Vale la pena fermarsi un momento davanti a quel santuario ottagonale, guardare il vapore che si alza e magari chiedere a un abitante del luogo cosa significa per loro. Poi entrare in Via Saracco, cercare i mosaici romani sotto i portici, e rendersi conto che ad Acqui la storia non si trova nei musei: è per strada, sotto i propri piedi, e sta ancora gorgogliando.

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